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Quarta Puntata: Inizia il cammino dell’Amore

Consacrato Sacerdote Padre Mario inizia il suo cammino di consacrato e apostolo del Signo-re. Il suo sogno era la Parrocchia, ma quando si è Religiosi le opere a cui attendere sono molto varie. Il primissimo compito che gli venne affidato fu di andare a confessare tutte le giovani reclute in partenza per il fronte, come egli ci raccontava. Siamo nel 1941, in piena seconda guerra mondiale e urgeva questo compito, specialmente nell’Italia del nord. Ebbe altri com¬piti come assistente dei giovani o dei bambini e nel 1943 fu inviato nel sud dell’Italia, in una piccola parrocchia della provincia di Brindisi, a Torre Canne, e fu finalmente parroco per la prima volta e Rettore del vicino Santuario di Pozzo Guacito.
Il nome di questa località è legato ad una miracolosa apparizione della Vergine che agli operai al lavoro presso un pozzo si presentò con la domanda in dialetto locale: “Puzz facit ?”. E l’immagine della Vergine era conservata ancora, ma in un quadro ormai obsoleto. Fu il suo primo impegno: far restaurare quel quadro a cui in seguito restò sempre legato il suo ricordo. Il nuovo Parroco, ardente di amore per la Madonna, ancora profumato dall’unzione del sacro Crisma, iniziò il suo intenso apostolato di pastore in ogni campo. Visitava le famiglie a lui affidate, riuniva e organizzava i giovani nell’Azione Cattolica e così le giovani, organizzava il catechismo per bambini, giovani e adulti, insegnava a pregare, ad amare la Madonna, a vivere in pienezza i Comandamenti e, in breve tempo, fu da tutti molto seguito. Il giorno della sua consacrazione sacerdotale non aveva domandato altro che questo: “Signo-re, amarti e farti amare!”. E con questo anelito nel cuore, innestato in una vita intemerata tutta purezza e sacrificio, procedeva nel suo apostolato intriso di intensa e diuturna preghiera. Un giorno il Vescovo della Diocesi andò in visita a Pozzo Guacito e al suo rientro in sede fece questo commento: “Circondate Pozzo Guacito di mura ed avrete un convento.”
Il suo confessionale era una fonte di paterna e tenera misericordia, una cattedra di intensa spiritualità. Ben presto alcune giovani furono innamorate del suo ideale “Purezza, Amore, Sacrificio”, e formarono un gruppo unito e compatto di giovani ascoltarono la chiamata ad una vita di maggior dono e partirono per la vita religiosa. Padre Mario fu conosciuto in poco tempo nel territo¬rio circostante e presto fu invitato nelle parrocchie del vicinato per confessare, predicare. Soprattutto alle giovani suggeriva il suo programma di vita, e il primiti¬vo gruppo delle tre Sorelle, nato l’otto dicembre 1941, si arricchiva sempre più, mentre molte giovani, pur legate all’ideale proposto, varcavano le soglie di vari istituti religiosi. A Monopoli, Torre Canne, Cisternino, Cozzana, Ostuni, Sicarico, Fasano e in molte altre zone della provincia, dovunque, era atteso quale predicatore e confessore molto ricercato.
Questo primitivo gruppo era tenuto unito da una intensa corrispondenza epistolare sostenuta da una giovane del nord, Iole Bertelè, che aiutava Padre Mario in questo compito con lettere e circolari, con visite e incontri con le stesse giovani. Dopo alcuni anni i Superiori Guanelliani diedero al Padre una nuova obbedienza, sempre nella Puglia. Nella cittadina di Ceglie Messapica era stata fatta una donazione all’Opera Don Guanella per la fondazione di un loro istituto. Il prescelto per procedere a tale fondazione fu proprio Padre Mario che lasciò Torre Canne per il nuovo impe¬gno. Il 1° gennaio 1946 arrivò a Ceglie Messapica dove fu accolto con molto entusiasmo da tutti, in particolare dai giovani.
Naturalmente il disbrigo amministrativo dell’incarico avuto non fu mai disgiunto dal suo apostolato che continuò imperterrito. Tutto sembrava procedere nel modo migliore. Ma il mondo è fatto di uomini e di donne molto spesso invischiate nell’egoismo, nell’invidia, nella gelosia, e lo zelo altrui tante volte dà fastidio come il fumo negli occhi. La cittadina pugliese incominciò ad essere divisa tra coloro che aiutavano in molti modi il nuovo arrivato e coloro che ne ostacolavano la missione e la vita stessa. Gli fu dato come appoggio la chiesa di San Gioacchino ridotta in modo indegno dalla guerra da poco conclusa, e da lui resa degna di essere chiesa. Ma coloro che lo ostacolavano gli svuo¬tarono la povera cameretta perfino del letto e dovette cercare altra sistemazione. Gli fu permesso di sostare in un vecchio e ormai decrepito convento ed anche questo, con l’aiuto di molti amici, ripulì e riportò a decoro.
Come ebbe a testimoniare una sua fervente collaboratrice: “Don Mario aveva un tatto tutto particolare, attirava le anime giovanili e le avviava alla vita consacrata. Durante la permanenza di un anno e mezzo, 12 ragazze, tutte esemplari, partirono per vari conventi ed anche molti giovani per il Seminario”.
Ma anche lo zelo talvolta fa ombra e innesca sentimenti e azioni riprovevoli. Il già acceso livore di coloro che lo ostacolavano si alimentò ulteriormente.
Un particolare episodio fece esplodere ancora di più e in modo insostenibile molti di questi sentimenti: una giovane maestra allevata dalle zie un giorno si allontanò da casa per raggiun¬gere il suo ideale religioso tanto contrastato in casa. Con la benedizione della sua mamma e con l’aiuto di un fratello la giovane raggiunse la sua meta, ma la rabbia delle due zie si scatenò immediatamente sul povero Padre Mario con ulteriori calunnie, lettere anonime e quant’altro indirizzate al Vescovo, allo stesso e ai lontani Superiori. Alla causa malvagia fu attirato anche il giovane fratello che mutò d’animo e divenne l’anima della calunnia. Fu necessario da parte dei Superiori richiamare il Padre per altre missioni.
È questa la primissima preistoria della futura Congregazione “Opus Mariae Reginae”.

A cura di
Sr. Carmela Picano

Continua nel prossimo numero…

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