L’esercito sorridente

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  • mercoledì | 29 Aprile 2020
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Mascherine, guanti, distanziamento sociale, lontani almeno un metro l’uno dall’altro, negozi chiusi, strade deserte e ospedali pieni… parole, frasi, sensazioni ormai conosciute e ordinarie, purtroppo!
Sono mesi che una cosa così piccola da essere invisibile è entrata nelle nostre città sconvolgendo tutto, rendendo tutto questo parte delle nostre vite. L’ansia e la paura di fare del male involontario alle persone a noi più care sono diventate la normalità, è diventato familiare! Eh sì, familiare, anche se sono state proprio le nostre famiglie ad essere state scombussolate per prime: orari cambiati, niente più corse, niente più orologio alla mano… ma soprattutto niente più cene con gli amici, passeggiate con i nonni, niente più abbracci, baci e, soprattutto, niente più sorrisi. Gli unici sorrisi erano nascosti da uno schermo.
Ma non solo, questo piccolo mostriciattolo non ci ha solo bloccati in casa, qualcuno lo ha anche portato via con sé, ha fatto volare le anime di tante persone, troppe… che si sono ritrovate a correre su una via, per tanti a senso unico, accompagnati da angeli instancabili vestiti di bianco, senza volto, e alcuni addirittura trasportati su carri armati.
Beh, questa è la storia, abbiamo il fardello di averla vissuta e di continuare a viverla, purtroppo. Ci accompagnerà ancora per molto la paura, per anni le immagini scorreranno nella nostra memoria…
È arrivato anche il momento di riprendere, pur con molta prudenza, le nostre vite, di alzarci e provare a riprendere quello che abbiamo lasciato: i nostri luoghi di lavoro, i nostri cari, i nostri amici…
È stato difficile, ma abbiamo provato a uscire, a prendere mascherine, guanti, gel disinfettante… ma anche il Vangelo e il Rosario. Sì… perché noi Cristiani abbiamo una marcia in più che ci accompagna nel ritorno alla quotidianità e che non ci ha mai abbandonato: Dio.
Il Vangelo, grande e unico è sempre stato il nostro “manuale”, ma ora lo è ancora di più. Quante volte abbiamo sentito gli evangelisti raccontare di Gesù che pregava da solo o che ardeva di sdegno dopo che avevano profanato il tempio, e quante volte siamo stati noi, nei nostri letti o negli angoli nascosti delle nostre case, negli ultimi mesi, apparentemente soli, a pregare! E quante volte ci siamo arrabbiati perché qualcosa aveva invaso le nostre vite, senza sapere nemmeno bene con chi prendercela! Ma ora Lui è lì che ci guarda come fossimo bambini e con gli occhi di un Padre pronto a sostenerci e amarci come sempre ha fatto, ci dice: “Lasciate che essi vengano a me”.
La corona del Rosario, un oggetto semplice ma prezioso, che tutti abbiamo in un cassetto delle nostre case, l’abbiamo tirato fuori e portato con noi. Il Rosario ci insegna la perseveranza e la pazienza sull’esempio di una mamma amorevole che ha visto soffrire il proprio figlio, ma che non si è mai arresa. E noi con la sua stessa forza, granello dopo granello, dobbiamo accompagnare la nostra anima e quella dei nostri cari nella ripresa fisica e psicologica, per combattere senza mai stancarci, affidandoci a Maria.
Alle volte, nel periodo d’emergenza della pandemia pensavo alle nostre bimbe Oratoriane, a come riuscire ad essere vicine a loro, ad aiutarle a non abbandonare la speranza di un futuro felice. Pensavo alle animatrici che tanto durante l’anno si impegnano per testimoniare e rallegrare a suon di preghiere e sorrisi la vita dei nostri Oratori, ma anche alle nostre Sorelle, che ci aspettano sempre a braccia aperte nelle grandi Case oratoriane pronte a donarci conforto e sostegno in ogni situazione. Ma ho anche pensato a che cosa avrebbe potuto dire nel momento cruciale della pandemia il nostro amato Padre Fondatore. Cosa avrebbe detto del sacrifico degli infermieri, dei dottori e dei sacerdoti venuti a mancare mentre offrivano il loro servizio più grande: loro stessi per gli altri?
Ho trovato una risposta alle mie domande, rileggendo alcune delle tante lettere che il Padre inviava regolarmente ai nostri Oratori. Con la sua semplicità e con le sue cancellature a mano, dopo una stesura a macchina, scriveva: “La Casa oratoriana è un albero che deve produrre sempre tanti frutti e profumati… la fecondità dell’Oratorio sono le stesse Oratoriane. Siete voi che calamitate le altre, che coinvolgete le altre, carissime Oratoriane” e ancora… “ciò che scrivo bramerei scolpirlo nei vostri cuori. Se comprendeste cosa significa essere l’esercito pacifico della Madonna Immacolata! L’umile e povero vecchio Padre guarda a voi come un contadino guarda al suo seminato. Finché l’Oratoriana non si convince che il suo vivere deve essere ben diverso dalle altre, mai e poi mai sarà una vera Oratoriana ed un apostolo”.
Queste parole scritte da un anziano Sacerdote di circa 90 anni più di 20 anni fa, che tanto amava la Madonna e l’essenzialità della donna… mi sono sembrate tanto attuali.
Noi Oratoriane dobbiamo essere, oggi più che mai, l’esercito pacifico della Madonna.
Noi Cristiani tutti, oggi più che mai, sull’esempio di Gesù dobbiamo essere pronti a tornare sul suo cammino dopo i tanti giorni nel deserto. E dobbiamo essere pronti a farlo con il sorriso perché ogni vero Cristiano sa di non essere solo. Ogni vero cristiano, sa di far parte di un esercito e ne deve essere felice.
Adesso che siamo usciti, che siamo tornati con tutte le precauzioni, nelle nostre Chiese, distanti ma insieme, nei nostri Oratori e dalle nostre amate Sorelle, sotto la nostra mascherina dobbiamo mantenere il sorriso e fare brillare i nostri occhi di felicità, perché siamo ritornate nel nome del Signore.
Prudenti, sì, ma senza mai smettere di essere sorridenti.
Eleonora Salemme
Oratorio Femm. Fondi - LT

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