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	<title>Articoli &#8211; opusmariaereginae.it</title>
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	<description>Educare la donna è cambiare il mondo!</description>
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	<title>Articoli &#8211; opusmariaereginae.it</title>
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		<title>Perdonare: “voce” del verbo amare</title>
		<link>https://www.opusmariaereginae.it/perdonare-voce-del-verbo-amare/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[opusmariaereginae]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Sep 2022 09:46:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[amore]]></category>
		<category><![CDATA[Carlo Acutis]]></category>
		<category><![CDATA[Dio]]></category>
		<category><![CDATA[Ida Barelli]]></category>
		<category><![CDATA[Santo Curato d’Ars]]></category>
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					<description><![CDATA[“La gioia più grande di Dio è quella di poter dire: Io ti perdono!”. Questa frase attribuita al Santo Curato d’Ars presenta in sintesi la bellezza e la grandezza della vita cristiana. Sembra un paradosso poiché siamo portati a credere che diamo più gioia a Dio quando siamo buoni e obbedienti, ma Lui ci sorprende [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-drop-cap" style="text-align: justify; text-justify: inter-word;">“La gioia più grande di Dio è quella di poter dire: Io ti perdono!”. Questa frase attribuita al Santo Curato d’Ars presenta in sintesi la bellezza e la grandezza della vita cristiana. Sembra un paradosso poiché siamo portati a credere che diamo più gioia a Dio quando siamo buoni e obbedienti, ma Lui ci sorprende col suo amore quando può costatare l’umiltà del nostro cuore e farci festa col suo perdono. Certo, se il peccato è un male grande, non c’è peccato più grande dell’affermare di non essere peccatore. Già, il perdono! Sembra una parola fuori moda, uscita dal nostro vocabolario quotidiano e, forse, relegata in momenti altamente solenni e significativi come le grandi occasioni della vita. Il perdono, invece, ci segue passo dopo passo, anzi c’insegue e ci sollecita a guardare fuori di noi e dentro di noi. In ogni famiglia, in ogni comunità il perdono è la fibra sottile o forte che tiene uniti i rapporti nel vincolo dell’amore. Si può ben affermare che perdonare è voce del verbo amare, e per questo viene solo da Dio, scaturisce da un cuore che ama e si lascia plasmare dal dono di sé. Gesù stesso non ci ha chiesto di imparare da Lui a fare cose grandi, prodigiose, ma ad a essere miti ed umili di cuore. Alla sua scuola impariamo la lezione tutta nuova che amare è perdonare non solo i grandi nemici, ma tutti coloro che in qualche modo ci ostacolano o ci rendono difficile il cammino della vita. <em>“Voglio lasciare a quanti leggeranno queste pagine il talismano della mia vita: la fiducia nel S. Cuore. Sì, confidare in Lui sempre, nelle ore liete per non prevaricare, nelle ore tristi per non soccombere, nelle difficoltà per superarle, nelle prove per valorizzarle, nel lavoro per compierlo soprannaturalmente, nella scelta dello stato di vita per capire e fare la volontà di Dio, in ogni contingenza della vita, onde vivere sempre in stato di grazia ed essere in grazia nell’ora della morte, quando Egli vorrà, che sarà dolce sul suo Cuore.”</em> (Tra sorelle, in Squilli di risurrezione del 27 ottobre 1946 &#8211; A. Barelli) Le grandi offese possono lasciare un segno nel cuore, ma anche i piccoli fastidi appesantiscono le relazioni umane. Cerchiamo, come disse Armida Barelli, ormai prossima alla beatificazione, di trovare il talismano della nostra vita uguale al suo: la fiducia nel Sacro Cuore. Saremo allora sempre capaci di perdonare, di tessere cioè il filo d’oro nelle nostre giornate con i caratteri dell’amore.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em><strong>Sr. Liliana D&#8217;Urso</strong></em></p>

<p>&nbsp;</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Le 5 strade di Carlo</title>
		<link>https://www.opusmariaereginae.it/le-5-strade-di-carlo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[opusmariaereginae]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Sep 2022 09:41:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Carlo Acutis]]></category>
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					<description><![CDATA[Carlo, quindici anni, un bell’adolescente dai capelli corvini e ondulati, nei brevi anni della sua vita aveva trovato una ricetta infallibile per tutti: essere sempre uniti a Gesù. Ciò che veramente ci renderà belli agli occhi di Dio sarà solo il modo in cui Lo avremo amato e come avremo amato i nostri fratelli. E [&#8230;]]]></description>
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<p class="has-drop-cap" style="text-align: justify; text-justify: inter-word;">Carlo, quindici anni, un bell’adolescente dai capelli corvini e ondulati, nei brevi anni della sua vita aveva trovato una ricetta infallibile per tutti: e<em><strong>ssere sempre uniti a Gesù</strong></em>. Ciò che veramente ci renderà belli agli occhi di Dio sarà solo il modo in cui Lo avremo amato e come avremo amato i nostri fratelli. E per realizzare questa ricetta proponeva di seguire cinque strade, quelle che si era proposto di percorrere, e realmente aveva percorso lui.</p>
<p class="has-drop-cap" style="text-align: justify; text-justify: inter-word;"><strong>1) L’Eucaristia quotidiana</strong></p>
<p class="has-drop-cap" style="text-align: justify; text-justify: inter-word;">Da quando, a sette anni, aveva ricevuto per la prima volta Gesù, raramente era mancato all’appuntamento quotidiano con Lui. Diceva: “l’Eucaristia è la mia autostrada per il Paradiso.” E non solo partecipava alla Santa Messa, ma ogni giorno, dopo la Santa Comunione, faceva mezz’ora di Adorazione al Santissimo Sacramento, pregando soprattutto per i più lontani da Gesù.</p>
<p class="has-drop-cap" style="text-align: justify; text-justify: inter-word;"><strong>2) Amore alla Madonna</strong></p>
<p class="has-drop-cap" style="text-align: justify; text-justify: inter-word;">Ogni giorno recitava il Santo Rosario. Era devotissimo della Madonna del Rosario di Pompei, e più volte si era consacrato a Lei per tenersi lontano dal peccato ed evitare l’inferno. Parlava spesso delle tre realtà che ci vengono incontro dopo la morte: Inferno, Purgatorio, Paradiso, e si confessava ogni settimana. Diceva: “Come la mongolfiera per salire in alto ha bisogno di scaricare i pesi, così l’anima per elevarsi al cielo ha bisogno di togliere anche quei piccoli pesi che sono i peccati veniali”.</p>
<p class="has-drop-cap" style="text-align: justify; text-justify: inter-word;"><strong> 3) Amore per il prossimo</strong></p>
<p class="has-drop-cap" style="text-align: justify; text-justify: inter-word;">Era aperto a tutti… Con le paghette, che riceveva dai genitori, comprava coperte e sacchi a pelo per i senza tetto. Di sera, dopo lo studio, andava a portare da mangiare agli ultimi, che aveva incontrato per strada… Era vicino ai collaboratori domestici della sua famiglia, anche se stranieri e di diversa religione… seguiva i bambini, i ragazzi suoi coetanei… cercando di far affiorare in ciascuno le capacità personali e uniche che Dio ha seminato in ognuno. Vedeva infatti il pericolo che correvano di uniformarsi ai media, alle sollecitazioni della pubblicità o del piacere vuoto. Diceva: “Tutti nascono come originali, ma molti muoiono come fotocopie”. “La tristezza è lo sguardo rivolto verso se stessi, la verità è lo sguardo rivolto verso il futuro”. Bravissimo in informatica, usava la tecnologia per fare del bene agli altri, per diffondere la parola di Dio… Nonostante fosse tanto giovane, aveva un’intuizione tale da riuscire ad acquisire competenze che, in genere, si conseguono solo all’Università. Era riuscito a creare un sito internet per far conoscere i miracoli eucaristici che si sono moltiplicati in tutto il mondo nel corso dei secoli.</p>
<p class="has-drop-cap" style="text-align: justify; text-justify: inter-word;"><strong>4) La penitenza</strong></p>
<p class="has-drop-cap" style="text-align: justify; text-justify: inter-word;">Spesso si pensa a “fioretti” alimentari: evitare di mangiare dolci, non prendere il caffè o la sigaretta tanto graditi… Carlo faceva “fioretti” meno evidenti, ma non meno preziosi: rinunciava a fare delle cose che gli piacevano tanto: suonare, ascoltare musica, mettere in evidenza le sue doti più belle. Anche se a scuola era molto bravo, si conservava sempre nell’umiltà, e una volta in cui prese il voto più alto di tutti, si rattristò, pensando ai compagni che avevano preso dei voti più bassi del suo.</p>
<p class="has-drop-cap" style="text-align: justify; text-justify: inter-word;"><strong>5) Affidare le sofferenze a Dio</strong></p>
<p class="has-drop-cap" style="text-align: justify; text-justify: inter-word;">Quando comprese che la leucemia, che lo aveva colpito, lo avrebbe portato alla morte, esclamò: “Offro al Signore le sofferenze che dovrò patire per il Papa e per la Chiesa, per non fare il Purgatorio e andare dritto in Paradiso.” Percorrendo queste cinque strade, Carlo riuscì a vivere i suoi brevi anni sempre all’insegna della gioia, e alla fine della sua vita poté esclamare con tutta verità: “Sono contento della mia vita, perché non ho perso neppure un minuto in cose che dispiacciono a Dio”. Potessimo dirle anche noi queste bellissime parole, e divenire belli interiormente, vivendo sempre uniti a Gesù nella luce della Grazia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em><strong>Sr. Gabriella Tommasino</strong></em></p>

<p>&nbsp;</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>I frutti dell&#8217;Amore</title>
		<link>https://www.opusmariaereginae.it/i-frutti-dellamore/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[opusmariaereginae]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Sep 2022 09:15:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[amore]]></category>
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					<description><![CDATA[Il nostro Padre Fondatore ci ripeteva spesso: “Solo quando l’uomo si sente amato trasforma se stesso”. È una verità, basta sperimentarlo. Chi non ha fatto qualche volta l’esperienza di vincere inaspettatamente un’insicurezza e di riuscire a fare progressi insperati, solo perché ha trovato fiducia, comprensione e amore nella persona in cui vedeva un punto di [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-drop-cap" style="text-align: justify; text-justify: inter-word;">Il nostro Padre Fondatore ci ripeteva spesso: <em><strong>“Solo quando l’uomo si sente amato trasforma se stesso”</strong></em>. È una verità, basta sperimentarlo. Chi non ha fatto qualche volta l’esperienza di vincere inaspettatamente un’insicurezza e di riuscire a fare progressi insperati, solo perché ha trovato fiducia, comprensione e amore nella persona in cui vedeva un punto di riferimento? Queste persone possono essere in primo luogo i genitori, poi gli insegnanti, gli educatori, i datori di lavoro, gli amici e altri ancora. L’amore trasfonde empatia, serenità, gioia. Anche nei nostri ambienti di apostolato – scuole dell’infanzia e Oratori femminili – costatiamo che i messaggi che sono donati con amore, con gioia e con dedizione ai bambini, alle ragazze e ai familiari vengono più facilmente interiorizzati e vissuti. È evidente che non basta avere beni, doti, cultura, attestati vari per dare il meglio di sé, ma è indispensabile ricevere amore. E l’amore lo si riceve fin dal seno materno, e poi in tutti i momenti della vita. Solo chi riceve amore sa donare a sua volta amore vero, sincero, amore che desidera solo il bene della persona amata e si adopera perché si realizzi. Tutto ciò che c’è di bello e di buono nel mondo è frutto dell’Amore. Chi ha fede crede in Dio che è Amore, che tutto ha creato per amore e continua a seguire con provvidente amore. L’uomo, però, nella sua libertà – e lo costatiamo giorno per giorno – può non credere, può non amare, può seminare odio, generare sofferenza e distruzione. Solo con l’aiuto di Dio-Amore, quindi, si può generare nell’amore, educare nell’amore, tenere unita la famiglia con l’amore, che è sacrificio e dedizione. E chi ama veramente sa farsi ovunque esempio e fautore di carità, di aiuto fraterno, di gioia e di pace.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em><strong>Sr. Rosina di Russo</strong></em></p>

<p>&nbsp;</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>3 verbi per un’unica vocazione</title>
		<link>https://www.opusmariaereginae.it/3-verbi-per-ununica-vocazione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[opusmariaereginae]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 Sep 2022 15:55:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Vocazione]]></category>
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					<description><![CDATA[Vieni, vedi e… vai! In questi tre verbi, venire, vedere e andare è racchiusa tutta la dinamica vocazionale della vita. In primis, ogni vocazione è una risposta ad un invito, una risonanza personale ad una proposta che arriva dall’unica Fonte: è Dio che chiama. A volte si tratta di un appello mediato da una voce [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-drop-cap" style="text-align: justify; text-justify: inter-word;">Vieni, vedi e… vai! In questi tre verbi, venire, vedere e andare è racchiusa tutta la dinamica vocazionale della vita. In primis, ogni vocazione è una risposta ad un invito, una risonanza personale ad una proposta che arriva dall’unica Fonte: è Dio che chiama. A volte si tratta di un appello mediato da una voce umana ma il contenuto è sempre lo stesso: “Vieni!”. Il “vieni e seguimi” di Gesù rivolto ai giovani in particolare richiede anzitutto un distacco, un movimento verso di Lui e, precisamente, dietro di Lui. Non basta però pronunciare il sì al “vieni”. C’è un coinvolgimento di tutta la persona col secondo verbo di movimento: “vedi”. Non si tratta di un guardare distratto o di aprire gli occhi per la curiosità: è qualcosa di più. Vedere con tutto se stessi, vedere la realtà delle cose, vedere dentro di sé in profondità e vedere attorno a noi, è lasciarci interpellare dalla verità. C’è una luce che ti penetra nella mente, ti apre il cuore a nuovi orizzonti, ti fa vedere e considerare meglio quello che non avevi mai visto prima. “Vieni e vedi” sono un binomio inseparabile: non ci si muove solo per fare gli spettatori ma per essere comunque attori, anzi protagonisti. Ogni vocazione che viene da Dio, sia quella di Giovanni Paolo II o di Carlo Acutis, è una chiamata all’Amore, ad amare di più e per questo non si può esaurire nell’osservazione. Come loro altri hanno tracciato la via, da Madre Teresa di Calcutta a Ida Barelli… Tutti hanno percorso il terzo gradino che implica il movimento verso gli altri, un andare ad annunciare l’Amore che si è ricevuto in abbondanza. Chi va è un vero missionario, porta un fuoco che arde nel cuore e si trasmette per attrazione. “Vieni, vedi e… vai!” Ogni Cristiano che vuole vivere in pienezza la propria fede si identifica in questi tre aspetti fondamentali come delle coordinate con Dio e con i fratelli. In questi tempi difficili per la pandemia auguriamo a tutti i lettori della nostra Fiaccola di essere attivi cooperatori del Vangelo e dinamici portatori di bene nel proprio ambiente di vita. Chi crede nel bene lo compie, malgrado tutto. Chi segue la voce del Signore è disposto ad andare non contro ma verso i fratelli e le sorelle. Non ci resta che vivere nel dinamismo della Fede quello che l’unica vocazione del Cristiano ci propone come sapienza evangelica: “Vieni, vedi e … vai”. La Madonna, Regina della Fiaccola, cammina con noi, anzi ci precede e ci sostiene come una vera Mamma.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em><strong>Sr. Liliana D’Urso</strong></em></p>

<p>&nbsp;</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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