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La croce portata con Gesù e per Gesù

Padre (oggi Santo) Giovanni Calabria diceva: “Ama la sofferenza, vivi la tua sofferenza. Non chiedere al Signore di soffrire, ma valorizza quotidianamente tutto quello che soffri”.
Non è Dio che ci fa soffrire. È una stoltezza pensare che la sofferenza è volontà di Dio.
La volontà di Dio è la nostra felicità, è la nostra fraternità. Ma noi non vogliamo soffrire, e siamo dei malati gravi, perché siamo coinvolti dal cancro del peccato. Amiamo più le nostre miserie che un gesto di bontà, che un gesto di amore, che un gesto di virtù.
Siamo incancreniti nella superbia, nell’orgoglio, nell’invidia, nella gelosia. E a volte ci combattiamo l’uno con l’altro, ci pestiamo i piedi l’uno con l’altro. E avanti a mormorare, a pettegolare, a giudicare!
San Bernardo dice: “Non c’è penitenza più grande di quella di vivere insieme”. Lo Spirito Santo nelle S. Scritture, però, dice anche che non c’è cosa più bella, non c’è cosa più santa come vedere e contemplare i fratelli che vivono insieme nella carità.
Ma che cosa vuol dire carità?
Carità è compatire, carità è perdonare, carità è tollerare, carità è tacere, carità è chiudere gli occhi.
Quando il vento soffia terribilmente, distrugge tutto, secca la terra. È terribile! Così, quando in noi manca la carità, manca il senso della sofferenza, manca soprattutto il senso dell’eternità, del nostro salire, del nostro, come rileva l’Apostolo Paolo, completarci nel Crocifisso.
Il mistico Bossuet diceva: “A nessuno di noi è stato mai chiesto di abbracciare la croce e morirvi sopra, tranne che a qualche martire privilegiato”.
Che cosa conosciamo della croce?
Purtroppo noi la conosciamo, ma siamo dei ribelli. Non vogliamo accettarla, e quanto più non l’accettiamo, tanto più ci pesa sulle spalle, ci schiaccia il cuore, ci tormenta in tutti i sensi, perché il trono di Dio sulla terra è la Croce, in Paradiso è la Gloria.
E la Madonna ce ne dà una conferma. Ai pastorelli di Fatima disse che non li avrebbe fatti felici sulla terra.  “Per aspera ad astra”: attraverso il sacrificio, attraverso la sofferenza, attraverso la crocifissione si entra nella gloria eterna.
Francesco diceva: “Tanto è il bene che mi aspetto, che ogni pena mi è diletto”.
E allora bisogna amare! Amare anche le cose amare? Bisogna inghiottire l’amaro, come diceva Don Guanella (oggi Santo): “Guarda in su, e manda giù!”.
Solo se ci uniremo al Crocifisso e soffriremo con Lui entreremo nella gloria eterna.

Padre Mario Maria Merlin

Formia, 14.09.1995 

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