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Undicesima Puntata: Un primo cerchio si chiude

L’”Opus Mariae Reginae” andava assumendo sempre più la sua precisa configura­zione, ma quanti aspetti della sua vita erano ancora da risolvere, quanti cerchi ancora aperti!
Da ricordare che il Padre designato dal Signore per la sua fondazione era un Religio­so, e come tale legato da obbedienza alla Congregazione Guanelliana di cui faceva parte. I suoi Superiori gli affidavano di volta in volta uffici di forte responsabilità che richiedevano tutto il suo tempo e le sue energie. Padre Mario, obbediente quale sempre era alla volontà di Dio espressa dai suoi Superiori, non si risparmiava in nulla.
Nel corso della sua vita religiosa fu inviato Parroco, fu direttore di orfanotrofi e case di formazione di giovani, responsabile di Santuari e Parrocchie, costruttore di nuove opere. E non sempre in tali obbedienze si è trovato in situazioni facili. Spesso invidie, gelosie o altro ostacolavano la sua missione. E in concomitanza c’era la Congregazione “Opus Mariae Reginae”, la nuova creatura che Dio e la Vergine Immacolata gli avevano affidato.
Anche nella conduzione di questa, sempre seguita con tanta preghiera, corrispondenza epistolare personale, circolari, incontri di spiritualità, esercizi spirituali e quant’altro, quanta sofferenza e quante delusioni! Quando, dopo l’esortazione dell’Arcivescovo di Gaeta Mons. Lorenzo Gargiulo, si costituì il primo nucleo della futura Congregazione, il Padre volle dare ad essa un primo Consiglio Direttivo. Allora egli era appena partito dalla Diocesi di Gaeta. Ma tutti i membri di questo Consiglio, ad eccezione di uno solo che rimase fedele in tutto il seguito degli anni, presero altre vie e lo abbandonarono. Così fu per un secondo, terzo e quarto Consiglio. Quale delusione per il suo cuore tanto sensibile! E la medicina? Preghiera e sacrificio nel silenzio più assoluto. Solo ogni tanto diceva: “Chi non mi ha condannato all’inferno, mi ha condannato tra le donne!”
Ma una luce si accese più tardi. I Superiori Guanelliani capirono quello che urgeva e l’1 giugno 1972, con un decreto ad hoc, diedero a Padre Mario la libertà di occuparsi a tempo pieno della Congregazione nascente senza obblighi di obbedienza alla Congregazione Guanelliana. Era il riconoscimento ufficiale della paternità del Padre sulla Congregazione, giunto dopo tante umiliazioni e sofferenze. Un traguardo inaspettato. Un ulteriore segno che era la Vergine Santissima a guidare i suoi passi.
Nel frattempo il Padre era stato impegnato a realizzare un’Opera a Casaleone di Verona e, oltre a collaborare in Parrocchia, celebrava la sua Santa Messa nella Cappella sita a Cerea di Verona nella Villa Bertelè, residenza della prima Sorella Maggiore, Iole Bertele.
Per l’1 giugno il Padre ci aveva annunciato che avrebbe celebrato la S. Messa di ringrazia­mento proprio a Cerea e che era assolutamen­te proibita la presenza di alcuna di noi. Lo credereste? Quel giorno, mentre baciava l’Altare per iniziare la Santa Messa – allora si usava ancora celebrare con le spalle rivolte al popolo – tutte le sue figlie, convenute dal Nord e dal Sud dell’Italia, entrarono in sordi­na in Cappella e intonarono il canto di ingresso.
Felice disobbedienza! Ma era necessario!


A cura di Sr. Carmela Picano

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