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Settima Puntata: Da quelle spiagge…

Proprio nell’Arcidiocesi di Gaeta Padre Mario fu spinto a realizzare l’Opera della Madonna. Perché dire “fu spinto”? Il Padre era estremamente umile e non osava pensare a grandi realizzazioni. A lui bastava innamorare le anime di Dio, della Madonna, renderle consapevoli della loro immensa dignità. Soprattutto la donna, perno indiscutibile della famiglia, della società ed anche della Chiesa.
Le circostanze, gli avvenimenti però lo costrinsero ad andare oltre, a varcare i confini di un “Movi­mento” silenzioso, ma attivo, straripante di attività apostolica a beneficio della fanciulla, della donna.
Eravamo tante “sorelle” collegate tra noi dal Nord a Sud dell’Italia, qualcuna anche in Svizzera o Stati Uniti, con l’ideale segreto da vivere: “Purezza, Amore, Sacrificio” nel “Solo Gesù e Maria”, con una fitta relazione epistolare. Tante di noi non ci conoscevamo di persona, ma soltanto con il nostro intenso amore fraterno.
Nell’Arcidiocesi di Gaeta che contava il maggior numero di associate, a ragione di una maggiore unione e collegamento tra tutte, si costituì il nucleo di un primo Consiglio, pur vivendo ciascuna nella sua famiglia. Non avevamo una sede, né un punto di riferimento per incontri o riunioni di consiglio. Le spiagge del golfo d’inverno o le colline circostanti d’estate erano i nostri luoghi di raduno sotto la pioggia o sotto il sole.
Stante ancora il Padre nella Arcidiocesi, non c’erano celebrazioni particolari se non nel giorno della festa dell’Immacolata in cui ciascuna nel suo segreto rinnovava i suoi voti o le sue promesse durante la S. Messa che il Padre celebrava a Conca di Gaeta, dopo aver ottemperato ai suoi doveri sul Santua­rio della Civita! Altra celebrazione poteva essere, ma sempre in stretto segreto, sul Santuario della Civita nel giorno di Santa Teresina di Gesù Bambino, allora in calendario al 3 di ottobre, essendo Santa Teresina, dopo l’Immacolata, l’esemplare di santità per ciascuna di noi.
Da sapere che allora per raggiungere il Santuario il collegamento delle corriere era bisettimanale e quando la ricorrenza non coincideva col giorno collegato, vi erano difficoltà enormi per raggiungere la meta. Eppure si andava! Chi poteva condizionare le giovani Sorelle dell’ Arcidiocesi di Gaeta con il loro fuoco ardente nel cuore?
Il 7 ottobre 1958 il Padre dai suoi Superiori fu trasferito da Gaeta per altra missione nel Nord Italia.
Il “Movimento Mariano” non restò orfano. Egli conti­nuò a sostenerci con la sua fitta corrispondenza spiritua­le. Ebbe anche non poche e cocenti delusioni, ma l’Asso­ciazione tenne. Quando il Padre poteva assentarsi qual­che giorno dalle sue responsabilità di religioso guanelliano, veniva nell’Arcidiocesi, ospite presso le Suore Francescane di Cristo Re in Formia. Riservava per le sue figlie spirituali un tempo di incontro spirituale perso­nale e comunitario, mentre l’impegno apostolico costante delle sue figlie avevano preparato una giornata di intensa spiritualità per tutte le giovani dell’Arcidiocesi che erano invitate e avessero voluto partecipare.
In genere, queste giornate si tenevano sul Santuario della Civita con una partecipazione di 200/300 giovani. Eravamo tutte impegnate nell’A.C. e dai nostri paesi si organizzavano diversi pullman.
Proprio una di queste iniziative dette la spinta determinante per la piena realizzazione della Volontà di Dio nel cammino da Lui voluto.
Il 25 aprile è festa nazionale in Italia. Il Padre poteva lasciare il suo Nord, e allora si pensò di organizzare una delle solite giornate di spiritualità per le giovani della Arcidiocesi. Una di noi, presi­dente dell’A.C. nella sua Parrocchia, avvisò il Parroco di questo incontro dicendo anche che avrebbe invitato tutte le socie. Il Parroco di rimando disse testualmente: “Se il Sacerdote che sarà presente risponde al nome di Padre Mario Merlin, lei non farà nessun invito; in caso contrario inviti chi vuole”. Dopo un istante di smarrimento gli si domandò il perché di tale divieto. E la risposta fu: “L’Arcivescovo non lo vuole nella sua Diocesi”. Discorso chiuso. Che fare? Come dare questo nuovo dispiacere al Padre? Fu informato per altra via e ci fece sapere di andare dall’Arcivescovo a chiedere spiegazioni. Andammo.
L’Arcivescovo, Mons. Lorenzo Gargiulo, ci accolse con molta paternità e alle nostre domande rispose che non poteva permettere al Padre di venire ancora in Diocesi quando lui ci proibiva di lavorare nelle Parrocchie. La cosa ci sbalordì molto e subito replicammo come si potesse dire una cosa del genere quando tutte noi lì presenti – eravamo in undici -, come altre nostre associate, eravamo dirigenti dell’A.C. nelle nostre rispettive Parrocchie e qualcuna anche dirigente a livello diocesano. L’Arcivescovo restò meravigliato e disse: “Allora mi hanno informato male! Dite al Padre di venire come e quando vuole, neanche mi avvisi o chieda il permesso di confessare o altro”, cosa allora richiesta per i Sacerdoti non diocesani.
L’Arcivescovo poi si interessò al nostro modo di vivere e concluse: “Perché non dite al Padre di fare domanda perché io vi eriga a ‘Pia Unione’ ?”.
Essere erette a “Pia Unione” é la prima tappa per diventare in seguito Congregazione Religiosa. Tutto fu riferito al Padre che concluse: “Lasciatemi pregare e pregate anche voi “.
La giornata del 25 aprile 1968 sul Santuario fu un vero successo con oltre 250 giovani partecipanti.
Dopo sei mesi di preghiera, si presentò all’Arcivescovo di Gaeta la domanda per l’erezione a “Pia Unione”, e l’8 Dicembre del 1969 si ebbe il primo Decreto.
Si partì da quelle spiagge delle quali un giorno il Padre ebbe a dire : “Non ho trovato anime più belle di quelle delle spiagge del Golfo di Gaeta”. Per dire che, nonostante le spiagge, la Purezza era veramente conosciuta, amata, vissuta.

 

A cura di Sr. Carmela Picano

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