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Sesta Puntata: I “sassi” nel cammino ministeriale

Le ferite inferte dal secondo conflitto mondiale sono ancora aperte, non solo nelle case distrutte e nei cumuli di macerie che si incontrano qua e là, ma nei cuori dei sopravvissuti all’immane trage­dia. Siamo nel 1948. Padre Mario, riassettato il Santuario della Madonna della Civita, pensa di orga­nizzare un pellegrinaggio per tutta la Diocesi di Gaeta portando a conforto delle varie popolazioni il quadro miracoloso della Madonna. Ma il Santuario è nel Comune di ltri e gli ltrani assolutamente affermano che il quadro miracoloso non si tocca. Desistere dal fare il pellegrinaggio? Neanche per sogno. Il pellegrinaggio fu fatto e fu un successo di fedeli che nella Vergine trovarono conforto, speranza, rinnovata benedizione.
Tante anime, soprattutto di giovani, trovarono in Padre Mario la loro guida spirituale che ben le preparava alla loro vocazione matrimoniale o religiosa. Molti giovani partivano per rispondere alla chiamata di Dio presso varie Congregazioni religiose o nel Seminario. Ma “i sassi” spesso rendevano difficoltoso il suo cammino. Ecco solo alcuni episodi molto significativi.
Il confessionale del Padre era sempre affollato quando andava in una Parrocchia a Gaeta, dove il Parroco lo invitava di frequente, come a Conca nel suo Orfanotrofio o sul Santuario. Molte giovani dalle varie città della Diocesi frequentavano assiduamente Conca per la direzione spirituale del Padre, però, un Parroco non era d’accordo e lo aveva forte­mente proibito. Ma le giovani chi le fermava, visto che la loro crescita spirituale era molto sostenuta e alimentata da quella guida? E continuarono di nascosto raggiungendo Conca anche via mare come andasse­ro in una gita in barca. Il Parroco venne a saperlo e un giorno, durante la Messa so­lenne, le giovani incriminate – da precisare che erano tutte impegnate nella dirigenza dell’Azione Cattolica: delegate beniamine, aspiranti, giovanissime, socie, ecc. – al momento della Comunione, come tutti i fedeli, si inginocchiarono davanti alla balaustra (allora si usava così) per ricevere l’Eucarestia. Furono saltate a pie’ pari una prima, una seconda, una terza volta. Dovettero ritirarsi al proprio banco senza aver potuto comunicarsi. Piangere? Assolutamente no! Nel pome­riggio una bella passeggiata in barca, si raggiunge Conca e si va a chiedere la Comunione. E pensare che allora per poter ricevere la Comunione era necessario essere digiuni dalla mezzanotte. Come avranno fatto a saltare in casa il pranzo della festa? Questo non me lo hanno mai detto.
Un altro Parroco, quando venne a conoscere che una sua nipote voleva entrare in convento, scris­se a Roma in Vaticano accusando il Padre di coartare le coscienze. Il Vaticano convocò il Padre a Roma e le competenti autorità che lo ascoltarono non ebbero alcun motivo di rimprovero, ma lo confortarono dicendo: “Padre, non si preoccupi. E tutta invidia, è tutta invidia. Vada avanti, vada avanti con la benedizione del Signore!”.
Un’altra denunzia in Vaticano fu fatta anche da un impiegato comunale di Formia quando la sua figlia adottiva a 24 anni, dopo aver invano ripetutamente domandato il permesso di entrare in convento – da giovanissima aveva avvertito la chiamata del Signore -, un giorno alle 4 del mattino, calandosi dal balcone scappò di casa ricca solo di quanto indossava e con il prezzo del biglietto ferroviario domandato in carità. Quando il padrino tornando a casa trovò la bella novità, prima telefonò alla Casa Religiosa, presentandosi come inviato di Padre Mario, per sapere se veramente quella giovane fosse arrivata lì. Alla risposta gioiosa della religiosa la insultò villanamente. Poi, chiamò a telefono anche Padre Mario che nulla sapeva della decisione presa dalla giovane e conti­nuò i suoi insulti. Fece pubblicare sul quotidiano “Latina oggi” la foto del Padre con le insensate accuse che ne fece e poi scrisse al Vaticano. Dal Vaticano vollero incontrare e interrogare la giovane e fu lo stesso Cardinale Larraona che la confortò a continuare il suo cammino religioso in serenità.
Padre Mario non ha mai insidiato la libertà delle sue penitenti, ha solo dato consigli ed esortazioni ad amare la Madonna, a vivere il Vangelo amando Dio in generosa purezza di cuore, di anima, di costumi.
Nella Diocesi di Gaeta egli andò avanti così fino al 7 ottobre del 1958 quando dai suoi Superiori ebbe altri incarichi nel Veneto. Ma la sua storia nella Diocesi di Gaeta non è finita, anzi era proprio qui che “la Madonna lo attendeva” per compiere inaspettati prodigi.

 

A cura di Sr. Carmela Picano

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