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Quinta Puntata: “Va, va! E’ lì che la Madonna ti vuole!”

Allontanato da Ceglie Messapica (Br) nel 1947, Padre Mario riceve dai suoi Superiori una nuova obbedienza: portarsi a Gaeta (LT) per organizzare un orfanotrofio nella contrada Conca di Gaeta e ripristinare il Santuario mariano della diocesi, Santuario della Madonna della Civita, in ltri.
Nel cuore del Padre c’è qualche perplessità e ne scrive al suo Padre Giovanni Calabria. Come al solito la risposta è breve, concisa e compendiosa: “Va’, va’! È lì che la Madonna ti sta aspettando!”.
Questa risposta richiama quanto il novello Sacerdote, Padre Mario, consacrato l’ 8 Marzo 1941, ha confidato a molte di noi: “La Madonna il giorno della mia prima Messa mi ha affidato sull’Altare l’Opus Mariae Reginae”. Ora alle sue perplessità il Padre Spirituale San Giovanni Calabria risponde: ” Va’, va’! E lì che la Madonna ti sta aspettando!”.
E proprio qui, nella Diocesi di Gaeta, pur tra tante difficoltà, incomprensioni e sofferenze, si concretizzerà il progetto della Madonna. Qui fiorirà e vivrà e da qui si diramerà oltre i confini l’Opus Mariae Reginae.
Sono gli anni immediatamente successivi alla seconda guerra mondiale e quella terra è stata tanto martoriata. Tra Gaeta, Formia e dintorni tutto è rovina, e così il Santuario dove fanno da padroni topi, serpenti, erbacce e i segni della permanenza in loco delle famiglie del circondario durante il periodo bellico. La stessa Immagine miracolosa della Vergine è trovata su un letamaio. La residenza di Conca non è da meno.
Che fare? Rimboccarsi le maniche e cominciare a lavorare.
A Conca non c’è neppure la possibilità di celebrare la S. Messa e allora di buon mattino il Padre si porta nella vicina Parrocchia di S. Carlo e qui, in completa solitudine, celebra la sua S. Messa.
Più che un lamento una constatazione si annida nella sua mente: “Alla S. Messa neppure un cane!”. E una mattina proprio un vero cane prende a seguirlo da Conca verso S. Carlo. Entra in chiesa e quando il Padre, indossati i paramenti nella sacrestia, si inoltra verso l’altare quel cane è lì, sotto la mensa. Al termine del Santo Sacrificio quando il Padre va verso la porta della sacrestia il cane imbocca quella dell’uscita dalla chiesa. E questo episodio si ripete per alcune mattine. Poi quei cane non lo ha più rivisto.
A Conca manca tutto quello che può servire per il fabbisogno giornaliero. Come bicchiere egli usa una latta della conserva vuota. Mancano catini, secchi, altro… Ma alcune giovani e donne di Azione Cattolica di S. Carlo hanno intravisto il nuovo prete e un giorno cedono alla loro curiosità e vanno su all’istituto di Conca per conoscere questo prete alto e “allampanato” (smagrito). Lo trovano con le maniche ripiegate a lavare come può i suoi fazzoletti. Immediatamente si sostituiscono a lui e cominciano a dare una mano.
L’ Opera di Conca e quella del Santuario piano piano prendono vigore, arriva qualche Confratello, arrivano i primi bambini. Sul Santuario ripulito e ordinato cominciano ad affluire i pellegrini. Un giorno arriva una giovane napoletana con il collo sfigurato da un tumore. In sacrestia chiede al Padre preghiere e la benedizione della Madonna. Il Padre la benedice e l’accomiata. Dopo un mese la giovane donna ritorna: è completamente guarita. Pone tra le mani del Padre un diamante come ringraziamento alla Madonna. Da allora sarà la più grande benefattrice del Santuario e dell’orfano­trofio, e in seguito dell’Opus Mariae Reginae.
Come già successo nei suoi altri luoghi di apostolato, anche qui Padre Mario è presto conosciuto e invitato in tutto il circondario per predicazioni e ritiri, e il suo confessionale a Conca e sul Santuario è sempre in piena attività.
Veramente la Madonna lo stava aspettando perché proprio qui l’Opera della Madonna, sognata e sofferta, anche se già diffusa in Italia, prenderà forma e inizierà la sua vera storia di ancora inenarra­bili sofferenze. (continua…)

 

A cura di Sr. Carmela Picano

 

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