La scuola è ormai finita. L’estate è alle porte…ma l’Oratorio non si ferma mai! Lo scorso 20 giugno 2015, in previsione dell’imminente inizio (nel pomeriggio) dell’Oratorio Estivo, le giovani animatrici di Ceglie hanno potuto prendere parte ad un incontro con Don Daniele, parroco presso una Parrocchia di Castellana Grotte (Ba). Già lo scorso marzo avevano potuto apprezzare e trarre beneficio dalle carismatiche riflessioni del giovane Prete. Sulla scia della vita di San Luigi, voluto dal Padre Fondatore come protettore di tutti gli Oratori dell’ “O.M.R.”, Don Daniele ha condotto una magistrale riflessione sul Disegno che Dio ha su ciascuna di noi parlandoci della vita di San Luigi e basando la riflessione sul Vangelo secondo Luca (10,1.17-20).

1Dopo questi fatti il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi. 2Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! 3Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; 4non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada. 5In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”. 6Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. 7Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all’altra. 8Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, 9guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: “È vicino a voi il regno di Dio”. 10Ma quando entrerete in una città e non vi accoglieranno, uscite sulle sue piazze e dite: 11“Anche la polvere della vostra città, che si è attaccata ai nostri piedi, noi la scuotiamo contro di voi; sappiate però che il regno di Dio è vicino”. 12Io vi dico che, in quel giorno, Sòdoma sarà trattata meno duramente di quella città. 13Guai a te, Corazìn, guai a te, Betsàida! Perché, se a Tiro e a Sidone fossero avvenuti i prodigi che avvennero in mezzo a voi, già da tempo, vestite di sacco e cosparse di cenere, si sarebbero convertite. 14Ebbene, nel giudizio, Tiro e Sidone saranno trattate meno duramente di voi. 15E tu, Cafàrnao, sarai forse innalzata fino al cielo? Fino agli inferi precipiterai! 16Chi ascolta voi ascolta me, chi disprezza voi disprezza me. E chi disprezza me disprezza colui che mi ha mandato». 17I settantadue tornarono pieni di gioia, dicendo: «Signore, anche i demòni si sottomettono a noi nel tuo nome». 18Egli disse loro: «Vedevo Satana cadere dal cielo come una folgore. 19Ecco, io vi ho dato il potere di camminare sopra serpenti e scorpioni e sopra tutta la potenza del nemico: nulla potrà danneggiarvi. 20Non rallegratevi però perché i demòni si sottomettono a voi; rallegratevi piuttosto perché i vostri nomi sono scritti nei cieli».

Di seguito alcuni appunti e citazioni della riflessione di Don Daniele:

V.1: “Il Signore designò altri settantadue e li inviò”

Gesù Designa gli apostoli: designare/disegnare vuol dire porre i segni, quasi uno stabilire i confini. Il confine non è il valico insuperabile che ti obbliga a stare-dentro una realtà; ma è piuttosto ciò che ti fa vivere quella realtà. La pelle è un limite, ma senza di essa saremmo invasi da infezioni. Il recinto di un orto è un limite, ma proprioquel limite lo tutela da incursioni di animali e da passanti che potrebbero approfittare dei suoi frutti. Così lo state nel disegno di Dio non è un limite, ma la tutela della tua felicità. La sicurezza di vivere davvero e di non sconfinare nella morte.”

…e li inviò: La tua vita non è a casaccio: quando al PC schiacci il tasto invia di una mail o di un programma, significa che tu permetti a questo di entrare in funzione, di fare ciò per cui è stato programmato. Ora dovrrmmo chiederci noi per cosa siamo stati “inviati”? Qual è il senso della nostra vita? Questa é una domanda esistenziale e vocazionale… dalla scoperta della propria vocazione dipende tutta la nostra felicità”.

E’ il Signore… è Lui che ci designa/disegna ed invia; attenti a quando ci lasciamo disegnare dalle mode del mondo, dai desideri dei nostri genitori, dalle aspettative degli altri su di noi. Questi inevitabilmente ci inviano verso mete che non sono le nostre”.

Li inviò a piccoli gruppi; occorre essere in comunione almeno con un’altra persona, perché la testimonianza sia credibile. Cosi andarono Pietro e Giovanni (At 3-4; 8.14): Barnaba c Saulo, inviati dalla comunità di Antiochia (At 13,14). L’annuncio del Vangelo non lasciato all’inventiva solitaria, ma è opera di una comunità di credenti. Sia pure piccola, come nel caso dei genitori, primi educatori della fede dei loro figli. L’impegno di annunciare il Vangelo assieme ad altri non solo una questione di maggiore efficacia, ma perché i! farlo assieme è espressione di comunione e garanzia della presenza del Signore: “Dove sono due o tre li sono io in mezzo a loro” (Mt 18,20). La sfida è quella di passare dall’esperienza di Caino e AbeIe a quella dei discepoli. Guai a chi cammina da solo, se cade non avrà nessuno che lo aiuterà a rialzarsi. È la fatica dello stare insieme; del camminare insieme. Una fatica che magari sperimentiamo anche a casa o nell’Oratorio”.

V.17: “I settantadue tornarono pieni di gioia dicendo: «Signore, anche i demoni si sottomettono noi nel tuo nome»

Tornarono: e importante “tornare” periodicamente dal Signore. Non basta aver fatto un’esperienza di Lui una volta e poi basta. Bisogna dedicargli del tempo, delle attenzioni”.

 “Pieni di gioia: La gioia caratterizza il ritorno dei discepoli: essa suppone il successo missionario, descritto come sottomissione dei demoni. E’ proprio di Dio dare gioia e dare gioia senza alcun motivo specifico (s, Ignazio). Dove manca la gioia ci può essere tutto, ma manca Dio, perché la gioia è dove si è amati e si ama contemporaneamente. dove reciprocità d’amore c’è Dio e c’è la gioia perfetta.”

I demoni si sottomettono: attenzione che quando hai sottomesso qualcuno o qualcosa non hai finito il lavoro. Perché quello tenta di svincolarsi dalla sottomissione, di ribellarsi. Per cui il lavoro inizia ora. Comincia la lotta contro satana e la vittoria è possibile solo grazie al Vangelo, il Vangelo inizia ad agire nella nostra vita allora satana inizia a stuzzicarci a farci guerra. Però il male è già vinto. L’esito di questa guerra e quello che dirà Gesù: «vedevo satana cadere come folgore».”

 “Nel tuo nome: nel “loro nome” erano divisi e non riuscivano a scacciarli. Ricordate l’episodio della trasfigurazione. Mentre Gesù sale sul monte con tre apostoli ai piedi del monte un padre conduce suo figlio posseduto dal demonio dagli altri 9 apostoli e questi non riescono a liberarlo”.

V.18: “Egli disse loro: «Vedevo Satana cadere dal cielo come la folgore»”.

Dal cielo: Satana cade dal cielo. Cioè dall’alto. Perché lui tenta di prendere sempre il posto di Dio, di sostituirsi a Dio. Domandiamoci quali sono te realtà che praticamente noi mettiamo “nel cielo” della nostra vita, sopra di noi. Quando sento: non sono venuto a messa perché dovevo studiare..s non posso fare questo perché ho la palestra, significa che nel nostro cielo ci sono cose mondane.”

V.19: «Ecco, io vi ho dato il potere di camminare sopra serpenti e scorpioni e sopra tutta la potenza del nemico: nulla potrà danneggiarvi»

Con questo versetto Luca pone l’attenzione sulla protezione ricevuta: gli evangelizzatori non camminano sui serpenti e gli scorpioni per schiacciarli come un nemico vinto, ma possono camminare sopra queste bestie pericolose senza danno.”

V.20: «Non rallegratevi però perché i demoni si sottomettono a voi… »

“L’invito prezioso che Gesù rivolge ai discepoli è un invito a non rallegrarsi del potere che possono esercitare. C’è una gioia più profonda e sicura che proviene dall’essere amati e scelti da Dio. ‘Una priorità data alla salvezza individuale e un orientamento all’essenziale. La gioia vera, quella profonda, duratura. inalterabile e che niente e nessuno potrà mai intaccare, non viene infatti, dalle mutevoli vicende temporali, ma nasce dall’eterna comunione col Dio che salva. «Rallegratevi piuttosto perché i vostri nomi sono scritti nei cieli… ». Il profeta Isaia già nell’A.T. aveva messo in rilievo come la missione del profeta sia strettamente legata al piano di Dio. È lui che per mezzo nostro consola, restituisce la gioia della vita, nutre, fa crescere, rende la società prospera e la fa vivere in pace. È sempre la paternità e fecondità di Dio che siamo portati a trasmettere, San Paolo osa dire, da Apostolo, che il missionario porta in sé le stigmate, i segni di riconoscimento di Gesù Crocifisso (Gal 6.17), del dono, della Missione di Cristo. Il solo missionario che fa della vita la nostra partecipazione alla sua missione.

 

Con queste riflessioni ne cuore, ogni giovane ha potuto poi dedicarsi un po’ di “deserto”. Le riflessioni e i pensieri personali che ne sono scaturiti sono stati poi oggetto di condivisione con tutte le altre e con lo stesso Don Daniele. Un secondo momento questo tanto utile quanto la riflessione della mattina e, a dare ancora “più spessore” alla giornata anche la possibilità delle confessioni e la conclusione don una Santa Messa a cui hanno partecipato anche le Oratoriane più piccole, che si sono unite a noi per inaugurare insieme il nuovo Oratorio estivo 2015 e ricordare il 6° Anniversario dalla salita al cielo dell’amato Padre Fondatore, Padre Mario Maria Merlin.